Resina epossidica vs gres/klinker: industria alimentare

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La progettazione di un pavimento in resina è una soluzione su misura, non prefabbricata. Soluzioni a norma per ogni attività. Guida per le PMI.

Linee guida per la scelta del pavimento nel settore alimentare

Data ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026

Chi cerca online “resina o piastrelle per l’industria alimentare” trova quasi sempre lo stesso format: un elenco di “falsi miti” da sfatare — la resina si stacca, è scivolosa, dura meno del klinker. Il problema di questo approccio è che resta un’opinione contro un’altra opinione, ed entrambe le parti (produttori di resina e produttori di piastrelle) hanno un interesse dichiarato nel risultato.

C’è un modo più utile di affrontare la scelta: guardare i parametri tecnici che un capitolato può richiedere e verificare in fase di collaudo, indipendentemente da chi fornisce il materiale. Sono numeri, non opinioni.

L’adesione al supporto, verificata secondo la norma EN 1542, è il punto critico dei pavimenti in resina: valori inferiori a 1,5-2,0 MPa indicano un rischio concreto di distacco. I sistemi Mapei e Sika che utilizziamo assicurano l’ancoraggio attraverso preparazione meccanica del supporto, primer specifici e semina di quarzo, per contrastare delaminazioni e cedimenti del massetto sottostante.

Dati tecnici resina (a 7 giorni, +23°C) — Adesione (UNI EN 13892-8): > 1,5 N/mm² per i sistemi multistrato e i massetti ad alto spessore; > 2 N/mm² per il poliuretano cemento. Questi valori, insieme a molte altre caratteristiche distintive dichiarate nelle schede tecniche di ogni prodotto, sono il dato che un capitolato serio dovrebbe richiedere in fase di collaudo,non la sola marca del prodotto.

Il klinker ha un problema analogo, ma opposto: viene tipicamente posato su massetti in sabbia-cemento che hanno resistenza meccanica nettamente inferiore al calcestruzzo su cui si applica normalmente la resina. Sotto il traffico intenso di carrelli elevatori, è il massetto a cedere per primo, non la piastrella, il distacco arriva comunque, ma per una causa strutturale diversa.

I sistemi per pavimentazioni e massetti che applichiamo seguono la norma UNI EN 13813, che classifica i materiali in base alla natura chimica, alla resistenza a compressione e flessione, all’usura e abrasione, tutti valori dichiarati nelle schede tecniche.

L’affermazione “la resina è scivolosa” o “non lo è” non ha senso senza specificare la classe. La norma DIN 51130 classifica la resistenza allo scivolamento in ambienti industriali su scala R9-R13 (rampa inclinata, misura dell’angolo limite), mentre per le aree bagnate a piedi nudi (celle, aree di lavaggio) si aggiungono le classi di volume di spiazzamento V4-V10. Un ambiente di lavorazione con lavaggi frequenti richiede tipicamente R11 o R12 con classe V4 minima, un dato che va richiesto e specificato in capitolato, non genericamente “grip antiscivolo”.

Lo stesso vale per il klinker: esistono piastrelle con superficie liscia (R9, inadatta ad ambienti bagnati) e piastrelle bocciardate o rigate (fino a R13), la differenza non è nel materiale in sé ma nella finitura scelta.

Nella scelta tra resina e klinker per un ambiente industriale, la reazione al fuoco è un parametro spesso trascurato nella comunicazione ma richiesto nei capitolati di aziende con certificazioni assicurative o normative antincendio stringenti. Le resine epossidiche multistrato Prima raggiungono la classificazione Euroclasse Bfl-s1 (bassissima emissione di fumi), un dato verificabile in scheda tecnica e utile soprattutto per stabilimenti soggetti a certificato prevenzione incendi (CPI).

Nessuno di questi parametri dichiara un vincitore assoluto tra resina e klinker, dipende da destinazione d’uso, budget, tempi di fermo impianto accettabili. Ma permette di passare da un confronto ideologico a un confronto verificabile: chiedere al fornitore, per qualunque materiale proponga, il valore di pull-off (EN 1542), la classificazione EN 13813, la classe antiscivolo (DIN 51130) e la reazione al fuoco. Se un fornitore non sa fornire questi dati, è quello il segnale da cui partire, non l’appartenenza a una categoria di materiale piuttosto che un’altra.

Per l’industria alimentare in particolare, a questi parametri si aggiunge naturalmente la conformità HACCP e, dove applicabile, la norma di settore UNI 11021 per la resistenza chimica delle superfici.


I pavimenti in resina hanno una durata nel tempo molto inferiore rispetto alle piastrelle

FALSO – Sappiamo che le piastrelle klinker hanno una elevata resistenza alla compressione ed alle aggressioni chimiche. Questo vale anche per il  pavimento in resina: con i sistemi epossidici multistrato con il quale è possibile ottenere rivestimenti industriali con elevate resistenze chimiche, impermeabili agli oli ed agli agenti aggressivi, resistenti a frequenti lavaggi, all’usura causata da carrelli e da mezzi in movimento. La durata nel tempo di entrambe le soluzioni tecniche è equivalente.

I pavimenti in resina sono più adatti alle ristrutturazioni rispetto alle costruzioni su sottofondo in cls di nuova realizzazione

FALSO. Nella nostra storia aziendale, negli ultimi 15 anni abbiamo ci siamo occupati di medie e grandi aziende del settore alimentare che hanno scelto i pavimenti in resina non solo per rinnovare reparti o logistiche, ma nei loro ampliamenti e nuovi stabilimenti. Risultano vincenti non solo per la durabilità, ma anche perché rispondono alle molteplici e specifiche esigenze di ogni ramo del settore alimentare. Sono superfici atossiche che evitano la contaminazione degli alimenti.

I pavimenti in resina “si staccano”

FALSO. NON è un fenomeno tipico dei pavimenti in resina. Non succede a meno che non vengano consigliati cicli non idonei in funzione della specifica destinazione d’uso e alle caratteristiche del sottofondo! E’ fondamentale affidarsi ad un fornitore qualificato.

I pavimenti in resina sono scivolosi.

FALSO.  Parliamo di sicurezza: è necessario utilizzare cicli con un marcato effetto anti-sdrucciolo, soprattutto  in ambienti di lavorazione nei quali la pavimentazione è spesso bagnata e quindi scivolosa. Esistono rivestimenti in resina lisci o ruvidi superficialmente. Anche qui è fondamentale affidarsi ad un fornitore qualificato.

I pavimenti in resina non hanno certificazioni (HACCP, etc.)

FALSO. I pavimenti in resina specifici per il settore alimentare, garantiscono il rispetto delle più rigorose norme sanitarie HACCP per evitare la contaminazione degli alimenti e la sicurezza sul lavoro.

I pavimenti in resina non sopportano alte sollecitazioni meccaniche e chimiche.

FALSO. Sono previsti diversi cicli, diverse composizioni chimiche e spessore della pavimentazione in resina. Ognuno deve essere applicato in una specifica area lavorativa, differenziando le zone a basso traffico da quelle a traffico intenso, da quelle di stoccaggio a quelle di lavorazione. Queste valutazioni vengono fatte in sede di sopralluogo dal fornitore qualificato.

Tabella TCO comparativa soluzioni

Voce di costoKlinker/GresResina epossidicaPoliuretano cemento
Costo installazione (€/mq indicativo)40–7035–6055–80
Manutenzione ordinaria annuaAlta: pulizia fughe specializzataBassa: lavaggio con PrimaFloor CleanerBassa: lavaggio standard
Rifacimento fughe (ogni 3–5 anni)Necessario: 8–15 €/mqNon applicabile (superficie continua)Non applicabile
Interventi igienici straordinariFrequenti: le fughe trattengono batteriRari: superficie monoliticaRari: superficie monolitica
Fermo produzione per ripristinoAlto: demolizione e posa nuove piastrelleBasso: applicazione su esistente in 24–48hBasso: applicazione in 12–24h
Audit HACCP: rischio non conformitàMedio-alto: le fughe sono punto criticoBasso: superficie priva di discontinuitàBasso: superficie priva di discontinuità
Vita utile stimata15–20 anni (con manutenzione costante)10–15 anni15–20 anni
TCO stimato su 10 anni (€/mq)120–18070–11090–130

I valori sono indicativi e variano in base alle condizioni operative, al traffico e alla tipologia di lavorazione. Per una stima personalizzata, contatta il team tecnico Prima Pavimenti.

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Il team tecnico Prima Pavimenti esegue gratuitamente l’analisi comparativa tra il sistema esistente e le alternative disponibili, con stima dei costi di manutenzione su 10 anni.
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Esiste una terza via, ancora poco conosciuta nel panorama italiano, che i progettisti più aggiornati stanno iniziando a specificare per gli stabilimenti alimentari di nuova costruzione o in ampliamento: i sistemi ibridi resina su primer ceramizzato.

In alcune applicazioni specifiche, in particolare nelle aree di stagionatura DOP dove è richiesta la traspirabilità del supporto, o nelle aree di produzione con shock termici molto accentuati, né la resina epossidica standard né il klinker tradizionale offrono la risposta ottimale da soli. I sistemi ibridi combinano un primer di aggrappaggio ceramizzato con un rivestimento in poliuretano cemento, ottenendo una superficie continua con le proprietà di traspirabilità e resistenza agli shock termici tipiche dei sistemi cementizi, senza le discontinuità delle fughe del klinker.

BLOCCO: Tabella sistemi ibridi
(Blocco → Tabella)

AmbienteSistema consigliatoMotivazione
Reparti lavorazione carni/pesciPoliuretano cemento (Sika Ucrete MF o FasTop Multi SL23)Shock termici, lavaggi aggressivi, HACCP
Celle frigorifere -30°CPoliuretano cemento HF60RTResistenza a cicli gelo-disgelo
Aree stagionatura DOPSistema ibrido traspirante (Mapefloor System 51)Umidità controllata, no condensazione
Laboratori preparazioneResina epossidica multistrato (Mapefloor System 31/32)Alto traffico, resistenza chimica
Aree di stoccaggio seccoTrattamento antipolvere (Mapecoat I 600 W)Basso rischio, costo contenuto
Corridoi e aree logisticheResina epossidica autolivellanteTraffico intenso carrelli, facilità pulizia

Tutti i sistemi citati sono disponibili nell’offerta Prima Pavimenti come applicatori fiduciari Mapei, Sika e Sherwin-Williams.

La scelta del sistema non dipende da una preferenza generica ma da quattro variabili operative che Prima Pavimenti analizza in fase di sopralluogo tecnico gratuito: il tipo di lavorazione e gli agenti chimici presenti, l’entità degli shock termici, la frequenza e l’aggressività dei lavaggi, e le certificazioni igieniche richieste (HACCP, BRC, IFS). Solo incrociando queste variabili è possibile specificare il sistema corretto, e calcolare il TCO reale su 10 anni prima ancora di posare un metro quadro.

Scopri tutte le soluzioni per le pavimentazioni in resina degli ambienti di trasformazione alimentare.

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FAQ aggiuntive

Il pavimento in resina supera un audit BRC/IFS più facilmente del klinker?

In generale sì, perché la superficie continua senza fughe elimina uno dei punti critici più frequentemente segnalati durante gli audit di certificazione BRC Food e IFS Food: l’accumulo di batteri nelle giunzioni tra le piastrelle. Tuttavia, il sistema deve essere installato correttamente con raccordi a sguscia a parete e canali di scolo integrati per soddisfare pienamente i requisiti degli standard internazionali.

Quanto dura un pavimento in resina in un reparto con lavaggi a vapore ad alta pressione?

I sistemi in poliuretano cemento (come Sika Ucrete MF o FasTop Multi SL23) sono specificamente formulati per resistere a lavaggi ad alta pressione e temperatura fino a 80°C in modo continuativo. Con una corretta manutenzione ordinaria con detergenti dedicati come PrimaFloor Cleaner, la vita utile in ambienti con lavaggi intensivi è stimata tra 15 e 20 anni.

Direttore Tecnico