19 Luglio 2022
Pavimenti in Resina per Salumifici e Prosciuttifici
To read this article in English, enable automatic translation in your browser.
Soluzioni specializzate per ogni ambiente dello stabilimento a seconda del ciclo produttivo a cui è dedicato.

Pavimenti in Resina per Salumifici e Prosciuttifici
Un salumificio non è un unico ambiente: è una sequenza di zone con condizioni operative molto diverse tra loro, e ognuna mette alla prova la pavimentazione in modo differente. Il reparto di disosso vede il passaggio continuo di carrelli e transpallet su una superficie costantemente bagnata. Le celle di salatura lavorano a temperature prossime allo zero. Le stanze di stagionatura mantengono per mesi un’umidità relativa controllata. I reparti di confezionamento alternano lavaggi ad alta pressione con detergenti alcalini a fasi di asciugatura rapida.
Progettare la pavimentazione di un salumificio o di un prosciuttificio significa quindi rispondere a esigenze diverse, ambiente per ambiente, non applicare una soluzione unica a tutto lo stabilimento.
Perché il poliuretano cemento resta il riferimento tecnico
Tra i sistemi resinosi disponibili per l’industria della lavorazione delle carni, i rivestimenti in poliuretano cemento restano quelli con il track record più solido: decenni di utilizzo documentato in ambienti aggressivi, non solo alimentari ma anche farmaceutici e chimici, dove la combinazione di carico meccanico, aggressione chimica e sbalzi termici è tra le più severe in assoluto.
Prima Pavimenti applica il sistema Ucrete® di Sika in qualità di applicatore fiduciario certificato, non una resina generica riadattata al settore alimentare, ma un sistema sviluppato specificamente per ambienti di trasformazione carni, con una scheda tecnica verificabile e non un’affermazione commerciale generica.
Cosa cambia rispetto a una resina epossidica standard
Resistenza termica fino a 130°C: rilevante nei reparti di cottura e nei cicli di sanificazione a vapore, dove un rivestimento epossidico standard tende a perdere aderenza e integrità superficiale ben prima di raggiungere questa soglia.
Resistenza chimica mirata al settore carni: il pavimento è a contatto quotidiano con acido acetico e lattico (marinature e fermentazioni), acido oleico (grassi animali), acido citrico (soluzioni detergenti) e idrossido di sodio (sanificanti alcalini ad alto pH). Non è una resistenza chimica “generica”, ma calibrata su questo specifico elenco di sostanze.
Shock termico: il passaggio da una cella di conservazione a 2°C a un ambiente di lavorazione a temperatura ambiente, ripetuto decine di volte al giorno da mezzi e operatori, è una delle cause principali di distacco nei sistemi resinosi sottodimensionati.
Spessori: non è una scelta indifferente
Uno degli errori più comuni nella scelta di una pavimentazione per l’industria delle carni è considerare lo spessore un parametro estetico o di budget, quando in realtà è la prima variabile tecnica da definire in base all’ambiente:
| Spessore | Ambiente indicato | Motivazione tecnica |
|---|---|---|
| 4 mm | Uffici, aree accessorie, corridoi a basso traffico | Sollecitazione meccanica contenuta, nessun contatto diretto con carichi chimici aggressivi |
| 6 mm | Aree di confezionamento, magazzini prodotto finito | Traffico regolare di carrelli, lavaggi frequenti ma non aggressivi |
| 9 mm | Reparti di lavorazione e disosso | Esposizione continua a grassi, sangue, detergenti alcalini, traffico pesante |
| 12 mm | Celle frigorifere, aree macello, zone a shock termico e meccanico elevato | Massima resistenza a urti, escursioni termiche e carichi statici/dinamici concentrati (bins, pallet) |
Questa logica di dimensionamento per ambiente (non un unico spessore “standard” applicato a tutto lo stabilimento) è il punto in cui un progetto tecnico si distingue da un preventivo generico.
Conformità normativa: HACCP e UNI 11021:2022
Il rispetto del protocollo HACCP (Regolamento CE 852/2004) è un requisito di base, non distintivo: qualunque pavimentazione destinata a un ambiente alimentare deve garantirlo. Il riferimento tecnico più specifico per le pavimentazioni dell’industria alimentare è però la norma UNI 11021:2022, che definisce i requisiti prestazionali (resistenza chimica, meccanica, antiscivolo) delle pavimentazioni continue destinate a questo settore. Un sistema Ucrete correttamente dimensionato secondo la tabella spessori sopra indicata risponde a entrambi i riferimenti, HACCP e UNI 11021:2022, senza compromessi tra i due.
Un caso reale: Salumificio Scarlino
Nel salumificio Scarlino, Prima Pavimenti ha posato un sistema in cemento poliuretanico autolivellante con inerti di sabbia di quarzo, differenziando lo spessore per ambiente secondo la logica descritta sopra: spessori maggiori nelle aree di lavorazione e conservazione, minori nelle zone accessorie. Leggi il caso studio >>
Galleria



Le soluzioni specializzate
CELLE FRIGORIFERE E AREE DI LAVORAZIONE
Siano esse destinate alla conservazione della carne macellata o di salumi, situate in stabilimenti industriali o in ambienti GDO, per quanto riguarda le pavimentazioni, i rivestimenti in poliuretano cemento sono la soluzione più resistente e sicura.
Il rivestimento per le pavimentazioni di celle frigorifere GDO e delle industrie alimentari deve essere in grado di sopportare basse temperature costanti ed anche eventuali cicli di gelo e disgelo. Queste pavimentazioni, inoltre, devono resistere all’alto e pesante traffico di muletti e transpallets.


CARATTERISTICHE DEL PU
Mentre la maggior parte dei sistemi di pavimentazione in resina si degrada raggiunta la temperatura di 60°C o meno, mentre i sistemi di resina poliuretanica Sika Ucrete o Sherwin Williams FasTop SL23 rimangono inalterati fino al superamento della temperatura di 130°C.
I pavimenti in poliuretano cemento (PU) sono disponibili in diverse specifiche di spessore, che vanno dai 4 mm a 12 mm, Il maggiore spessore protegge la linea di giunzione con il substrato dalle enormi sollecitazioni degli shock termici. Un pavimento spesso 9 mm è in grado di resistere allo spandimento quotidiano e continuo di acqua bollente. Sono resistenti ai comuni agenti chimici dell’industria agroalimentare (acido acetico, acido lattico, acido oleico, acido citrico, idrossido di sodio).
Un’altra esigenza fondamentale è annullare i rischi dovuti allo scivolamento. Non tutti gli impianti richiedono lo stesso grado di resistenza allo scivolamento. È possibile installare una diversa gamma di finiture superficiali antiscivolo, personalizzabili in base alle esigenze del cliente. I nostri tecnici commerciali sono sempre a Vs disposizione per rispondere ad ogni domanda.
Perché affidarsi a un applicatore fiduciario, non a un rivenditore di resina
La differenza tra un pavimento che dura 15 anni e uno che richiede manutenzione dopo 3 non è quasi mai nella resina in sé, ma nella preparazione del sottofondo, nel dimensionamento dei giunti di dilatazione e nella gestione dei tempi di polimerizzazione in un cantiere che spesso deve restare operativo con fermi impianto ridotti al minimo. Come applicatori fiduciari Sika per il sistema Ucrete, operiamo secondo le specifiche tecniche del produttore, con la tracciabilità e le garanzie che un’applicazione non certificata non può offrire.
Quanto dura un pavimento in poliuretano cemento certificato in un salumificio?
Con uno spessore correttamente dimensionato per l’ambiente (vedi tabella sopra) e una preparazione del sottofondo a regola d’arte, un sistema in poliuretano cemento in un reparto di lavorazione carni mantiene le sue prestazioni per 15-20 anni, contro i 5-8 anni tipici di una resina epossidica standard sottoposta agli stessi carichi chimici e termici.
Il pavimento resiste anche nelle celle a temperatura negativa?
Sì, ma è lo spessore la variabile decisiva, non la resina in sé: nelle celle di conservazione e nelle aree soggette a shock termico frequente (passaggio ripetuto da 2°C all’ambiente di lavorazione) si utilizzano gli spessori maggiori, 9-12 mm, proprio per assorbire le sollecitazioni da dilatazione differenziale tra sottofondo e rivestimento.
Che differenza c’è tra una finitura standard e una antiscivolo?
Nei reparti dove il pavimento è costantemente bagnato o unto (disosso, macello, aree di lavaggio), la finitura viene irruvidita in fase di posa per garantire un coefficiente di attrito adeguato anche in presenza di grassi animali, requisito distinto dalla sola resistenza chimica e da valutare ambiente per ambiente.
Se decidi di avere un pavimento con tutte queste caratteristiche, contattaci.
- resistente ad ambienti di produzione complessi e a sostanze chimiche aggressive
- che non favorisca il proliferarsi di batteri o muffe
- con una sanificabilità paragonabile a quella dell’acciaio inossidabile
- installato in tempi brevi, anche su sottofondi con umidità presente, riducendo i tempi di fermo produzione
- senza fughe per resistere a regolari versamenti di acqua o altri liquidi
- riduzione dei costi di manutenzione
- riduzione degli incidenti, in quanto antiscivolo
- durevole con elevata eco-compatibilità
Condividi questo articolo sul tuo canale preferito

Consulente dedicato
Sopralluogo gratuito
