27 Ottobre 2021

Pavimenti Planarità Controllata Magazzini AGV | DIN 15185

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Pavimenti industriali alta planarità per AGV_magazzino verticale realizzati con tecnologia laser screed per il controllo della planarità in fase di getto

Magazzini a grandi altezze: perché la planarità del pavimento non è un dettaglio

In un magazzino con corsie strette e scaffalature alte fino a diciotto metri, pochi millimetri di irregolarità nel pavimento possono trasformarsi in un problema concreto: oscillazioni del carico, usura prematura delle ruote dei carrelli, danni alle scaffalature. Nei casi peggiori incidenti che coinvolgono direttamente la sicurezza degli operatori.

La planarità del pavimento, spesso considerata un dettaglio tecnico secondario rispetto alla scelta delle scaffalature o dei sistemi di movimentazione, è in realtà uno dei fattori che incidono più direttamente sull’efficienza e sulla sicurezza operativa di un magazzino automatizzato.

Questo approfondimento spiega quali normative regolano questo requisito, cosa succede quando la planarità non è adeguata, e quali tecnologie permettono di raggiungere le tolleranze richieste. Per la soluzione tecnica completa, scopri il sistema Prima Pavimenti per la planarità controllata.

Le normative di riferimento: DIN 15185 e VDMA

I pavimenti per magazzini a corsie strette devono rispettare requisiti tecnici precisi, definiti da normative specifiche. La DIN 15185 è lo standard di riferimento per la planarità delle pavimentazioni industriali, in particolare nei magazzini con corsie VNA (Very Narrow Aisle) dove operano carrelli trilaterali guidati su rotaia o sistemi automatizzati. Le linee guida VDMA, sviluppate per garantire sicurezza, qualità e uniformità nelle pratiche industriali, sono spesso ancora più restrittive della DIN 15185 in termini di tolleranze ammesse.

Queste normative non sono un dettaglio burocratico: definiscono i margini di tolleranza entro cui un carrello trilaterale o un veicolo a guida automatica (AGV) può operare in sicurezza, senza che le irregolarità del pavimento vengano trasferite alla struttura del mezzo sotto forma di vibrazioni e oscillazioni.

Cosa succede quando il pavimento non è abbastanza planare

I carrelli utilizzati nelle corsie strette hanno generalmente ruote in poliuretano rigide, scelte proprio per garantire stabilità al mezzo. Quando il pavimento non rispetta i requisiti di planarità controllata, le irregolarità della superficie non vengono assorbite, ma trasferite direttamente alla struttura del carrello, con conseguenze che si ripercuotono su più fronti contemporaneamente.

Sulle scaffalature, gli urti causati da oscillazioni non controllate comportano manutenzione straordinaria o sostituzione delle parti danneggiate.

Sulle merci, oltre al rischio di caduta diretta, si generano costi nascosti legati al tempo necessario per il re-imballaggio e il riposizionamento, e in alcuni casi prodotti che devono essere scartati definitivamente, con un impatto anche sui tempi di consegna al cliente finale.

Sulla sicurezza degli operatori, le situazioni descritte aumentano il rischio di infortuni e possono generare fermi attività non programmati.

Sui carrelli stessi, le buche o le crepe nel pavimento accelerano l’usura delle ruote, che vanno sostituite più frequentemente, generando un costo di manutenzione ricorrente spesso sottovalutato in fase di progettazione iniziale.

Carichi statici e carichi dinamici: due sollecitazioni diverse

Il pavimento di un magazzino deve gestire contemporaneamente due tipologie di carico, con caratteristiche tecniche differenti. I carichi statici si generano sotto i montanti delle scaffalature: sono concentrati su superfici ridotte e richiedono un’attenzione progettuale specifica già nella fase di dimensionamento del pavimento, valutando il peso che le scaffalature stesse dovranno sopportare nel tempo. I carichi dinamici, invece, sono prodotti dai mezzi di movimentazione che percorrono le corsie: anche questi si concentrano su porzioni ridotte di superficie, ma cambiano posizione continuamente durante l’attività operativa del magazzino.

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Dal substrato alla superficie: come si costruisce un pavimento a norma

La qualità di un pavimento ad alta planarità non dipende solo dalla finitura superficiale, ma parte dal substrato su cui viene realizzato. Le fondazioni devono rispettare i requisiti della norma DIN 1045-2/-3, con una qualità del calcestruzzo conforme alla DIN 18202. Nelle corsie di lavoro, l’installazione di tombini, pozzetti, giunti o canali andrebbe evitata quando possibile; se non lo è, gli stessi requisiti di planarità vanno estesi anche a questi elementi, per non creare punti di discontinuità nella superficie.

Lo strato più superficiale del supporto, il massetto, deve essere realizzato in conformità alla norma DIN 18560, con caratteristiche di resistenza a oli e grassi, una finitura antisdrucciolevole, assenza di umidità e stabilità anche sotto carichi pesanti. La superficie deve inoltre garantire un coefficiente di attrito adeguato secondo la norma DIN ISO 6292, e nei casi in cui sia richiesta anche la dissipazione elettrostatica, la resistenza verso terra non deve superare i 10⁶ Ω secondo la norma DIN EN 1081.

Per la realizzazione pratica di queste tolleranze, una delle tecnologie più affidabili è la vibro-stesura computerizzata del calcestruzzo, che riduce la porosità del materiale e permette un controllo costante della planarità durante la fase di getto. Per capire più nel dettaglio come funziona questo processo, scopri come funziona la tecnologia Laser Screed.

Costruire un pavimento destinato a carrelli AGV è un compito spesso sottovalutato in fase di progettazione. I requisiti per questo tipo di pavimentazioni sono più stringenti rispetto a un magazzino tradizionale, a causa delle altezze di sollevamento che possono raggiungere i diciotto metri, delle distanze ridottissime tra le scaffalature, e delle velocità di marcia dei mezzi, che possono arrivare fino a quattordici chilometri orari. In queste condizioni, il pavimento non deve solo sostenere il carico trasmesso dalle ruote, ma garantire una planarità costante e uniforme su tutta la superficie operativa — un obiettivo che richiede una stretta collaborazione tra progettisti e impresa esecutrice fin dalle prime fasi del progetto.

Per la soluzione tecnica completa dedicata a questo tipo di esigenze, scopri il sistema Prima Pavimenti per la planarità controllata. Un esempio applicato di questi principi è descritto nel caso reale di un magazzino in provincia di Bergamo, dove gli stessi requisiti di planarità sono stati tradotti in un intervento concreto.

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Qual è la differenza tra la norma DIN 15185 e le linee guida VDMA?

La DIN 15185 è lo standard di riferimento per la planarità nei magazzini a corsie strette, mentre le linee guida VDMA, pur coprendo gli stessi principi, sono generalmente più restrittive in termini di tolleranze ammesse, soprattutto per i magazzini completamente automatizzati.

Come si verifica se un pavimento esistente è già abbastanza planare per i carrelli AGV?

È necessaria una misurazione tecnica specifica della superficie, che confronta i dislivelli rilevati con le tolleranze previste dalla normativa di riferimento applicabile al tipo di mezzo utilizzato e all’altezza delle scaffalature.

È possibile correggere la planarità di un pavimento già esistente senza rifarlo completamente?

Sì, esistono tecniche di rettifica della superficie, come la piallatura ad alta precisione, che permettono di intervenire su un pavimento esistente per riportarlo entro le tolleranze richieste, senza necessariamente demolire e ricostruire l’intera pavimentazione. Nel caso di un pavimento in resina con forti pendenze o avvallamenti già consolidati, la soluzione più indicata è il Mapefloor System 91 di Mapei: un massetto epossidico spatolato da 6 a 15 mm di spessore, applicabile direttamente sul supporto esistente, che consente il recupero rapido di pendenze e avvallamenti importanti senza demolizione.