13 Luglio 2021
Pavimenti ESD per Elettronica, Gigafactory e Data Center
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Pavimenti ESD per l’industria elettronica: gigafactory di batterie EV e data center
Nell’industria elettronica, una scarica elettrostatica impercettibile per una persona può danneggiare irreversibilmente un componente sensibile o, peggio, indebolirlo senza romperlo subito, causando un guasto che emerge solo mesi dopo, una volta che il prodotto è già sul mercato. Per questo, in due ambienti in particolare, le gigafactory dedicate alla produzione di batterie per veicoli elettrici e i data center, la pavimentazione non è un dettaglio architettonico, ma un elemento tecnico che incide direttamente sulla sicurezza dei processi e sulla qualità del prodotto finale.
Questo approfondimento spiega quali requisiti tecnici specifici richiedono questi due ambienti, e perché un rivestimento epossidico standard, anche se genericamente “resistente ai solventi”, non è sufficiente in entrambi i casi. Per una panoramica completa di tutte le soluzioni ESD disponibili, scopri tutte le soluzioni Prima Pavimenti per pavimenti antistatici e conduttivi.


Gigafactory per batterie EV: il problema specifico dell’NMP
Rivestimento anticorrosivo avanzato per protezione chimica estrema
La produzione di celle per batterie di veicoli elettrici comporta l’utilizzo di un solvente specifico, l’N-Metil-2-pirrolidone (NMP), impiegato nei processi di produzione degli elettrodi. È un dato tecnico poco noto al di fuori del settore, ma con conseguenze dirette sulla scelta del pavimento: quando un rivestimento epossidico standard viene esposto all’NMP, può deteriorarsi rapidamente, perdendo le proprietà protettive per cui era stato installato.
Una gigafactory richiede quindi un sistema di pavimentazione specificamente formulato per resistere a questo solvente, oltre a rispondere contemporaneamente ad altri requisiti critici:
controllo elettrostatico e conduttivo, specificamente sviluppato per ambienti puliti e asciutti, dove la presenza di componenti elettronici sensibili rende la dissipazione delle cariche un requisito di sicurezza, non solo di qualità;
elevata resistenza allo scivolamento, bilanciata con la necessità di una superficie facile da pulire, un compromesso tecnico non scontato, dato che le superfici molto rugose tendono a trattenere sporco e residui;
resistenza chimica avanzata verificabile con metodi di prova standardizzati: nel settore, l’esposizione a sostanze chimiche corrosive viene tipicamente testata secondo la norma ASTM D1308, con prove di resistenza che possono arrivare fino a quattordici giorni sotto vetro;
compatibilità con calcestruzzo fresco, una caratteristica che permette di applicare il sistema riducendo drasticamente i tempi di indurimento del substrato rispetto ai ventotto giorni tradizionali, accelerando l’accesso al cantiere per le lavorazioni successive,un fattore determinante nei progetti di gigafactory, dove i tempi di completamento dell’impianto hanno un impatto economico diretto.
Data center: tre rischi che il pavimento deve gestire contemporaneamente
Nei data center, l’elettricità statica non è solo un rischio per i singoli componenti, ma può causare interferenze elettromagnetiche capaci di corrompere dati o provocare il riavvio improvviso di sistemi critici. Un’infrastruttura che opera ininterrottamente, 24 ore su 24, richiede un pavimento che gestisca simultaneamente tre tipi di rischio.
Il rischio elettrostatico si affronta con una pavimentazione dissipativa o conduttiva nelle aree EPA (ESD Protected Area), dove la resistenza elettrica del pavimento è calibrata per scaricare le cariche accumulate verso un punto di terra senza generare scariche improvvise. Per capire più nel dettaglio cosa sono le aree EPA e come si classificano, è utile approfondire cosa sono le aree EPA e la classificazione ATEX.
Il rischio da polvere e umidità richiede una superficie continua, senza giunti né fughe, impermeabile e facile da pulire — la polvere è uno dei principali nemici dell’hardware nei data center, e una superficie porosa o con fessure ne favorisce l’accumulo proprio nelle vicinanze delle apparecchiature più sensibili.
Il rischio meccanico è legato al peso elevato delle apparecchiature server e al calpestio costante: il pavimento deve sopportare carichi concentrati senza cedimenti, mantenendo nel tempo le caratteristiche di planarità necessarie per il corretto posizionamento dei rack.
La messa a terra: il dettaglio tecnico che fa la differenza
In entrambi gli ambienti, la dissipazione elettrostatica funziona solo se l’intero sistema “persona-scarpa-pavimento” mantiene una resistenza elettrica controllata e collegata a un punto di terra effettivo. Una soluzione tecnica diffusa consiste nell’integrare nella resina una rete di bandelle conduttive, collegate ai punti di presa a terra dell’ambiente. Per un esempio concreto di come questa tecnica viene applicata in un intervento reale, scopri il caso studio di un pavimento ESD con bandelle di rame conduttive.
La classificazione del pavimento segue valori di resistività precisi: dissipativa tra 10⁵ e 10⁹ Ω, oppure conduttiva quando il valore scende sotto i 10⁵ Ω, a seconda del livello di protezione richiesto dall’ambiente specifico.
Perché non basta un rivestimento epossidico generico
Un errore comune in fase di progettazione è considerare la resistenza chimica e quella elettrostatica come due requisiti intercambiabili tra prodotti diversi, scegliendo magari un sistema economico genericamente definito “resistente ai solventi”. Come dimostra il caso specifico dell’NMP nelle gigafactory, la resistenza chimica reale dipende dalla formulazione specifica del prodotto rispetto alla sostanza effettivamente presente nel processo produttivoo, non da un’etichetta generica. Lo stesso vale per le proprietà ESD, che richiedono una formulazione e un’installazione (inclusa la messa a terra) specificamente progettate, non ottenibili aggiungendo un trattamento superficiale a un sistema standard.
Per questo, in fase di progettazione di un impianto per produzione di batterie EV o di un data center, è importante coinvolgere il fornitore della pavimentazione fin dalle prime fasi, condividendo le specifiche chimiche e operative reali dell’ambiente. Per una valutazione completa delle soluzioni disponibili, scopri tutte le soluzioni Prima Pavimenti per pavimenti antistatici e conduttivi.
Perché un pavimento epossidico standard non è adatto a una gigafactory di batterie EV?
Perché i processi di produzione degli elettrodi utilizzano N-Metil-2-pirrolidone (NMP), un solvente che può deteriorare rapidamente i rivestimenti epossidici standard. Serve un sistema specificamente formulato e testato per resistere a questa sostanza
Qual è la differenza tra pavimento dissipativo e conduttivo in un data center?
Il pavimento dissipativo ha una resistenza elettrica tra 10⁵ e 10⁹ Ω e scarica gradualmente le cariche accumulate, mentre quello conduttivo ha una resistenza inferiore a 10⁵ Ω e trasferisce le cariche più rapidamente verso terra. La scelta dipende dal livello di rischio specifico dell’area.
Quanto tempo richiede l’applicazione di un pavimento ESD su calcestruzzo nuovo?
Per la costruzione di data center, utilizziamo rivestimenti in resina specifici, resistenti al peso dei rack server e capaci di proteggere da umidità e scariche elettrostatiche, prevenendo il rischio di danni ai componenti elettronici sensibili. Per accelerare il progetto ed evitare ritardi, possiamo inoltre installare primer DPM (Damp Proof Membrane) e massetti a rapida essiccazione, che riducono sensibilmente i tempi di indurimento del substrato rispetto ai sistemi tradizionali, velocizzando l’accesso al cantiere per le lavorazioni successive.
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