22 Aprile 2020
Pavimenti in Resina per Caseifici: Acido Lattico e Siero
To read this article in English, enable automatic translation in your browser.
Il pavimento delle aziende che trattano il latte, dai caseifici (aree di produzione e stagionatura, showroom vendita) alle centrali di raccolta latte, deve soddisfare i severi requisiti imposti dai disciplinari HACCP.

Pavimenti in resina per caseifici: come resistere all’acido lattico e al siero
Tra tutti i settori dell’industria alimentare, quello lattiero-caseario impone al pavimento una sollecitazione chimica particolarmente specifica: il contatto continuo con acido lattico e siero, due sostanze con una marcata azione degradante sui materiali da costruzione tradizionali. Capire come questi due elementi interagiscono con il pavimento è il primo passo per scegliere un rivestimento che duri nel tempo senza richiedere interventi di manutenzione straordinaria continui.
Per una panoramica completa delle soluzioni Prima Pavimenti dedicate a tutto il comparto alimentare, la pagina dedicata raccoglie l’intera gamma di sistemi disponibili: scopri tutte le soluzioni Prima Pavimenti per l’industria agroalimentare.
Perché acido lattico e siero sono un problema specifico per il pavimento
Nei caseifici e nelle centrali di raccolta latte, il pavimento è esposto quotidianamente a due agenti aggressivi che agiscono in modo diverso dai contaminanti tipici di altri settori industriali:
l’acido lattico, prodotto durante i processi di fermentazione e stagionatura, ha un pH acido che attacca progressivamente i materiali cementizi non protetti, corrodendone la superficie nel tempo
il siero, residuo della lavorazione del latte nella produzione di formaggi, è un liquido organico che si infiltra facilmente nelle microfessure di un pavimento non perfettamente impermeabile, dove può anche favorire la proliferazione batterica
Su un pavimento in calcestruzzo non protetto, o su piastrellature con fughe, questi due agenti possono insinuarsi in profondità nel tempo, danneggiando il massetto sottostante in modo non visibile dalla superficie — un problema che si manifesta solo quando il danno è già esteso.
Le altre criticità tipiche dei caseifici
Oltre all’azione chimica di acido lattico e siero, il pavimento di un caseificio deve affrontare contemporaneamente diverse altre sollecitazioni:
superficie costantemente bagnata, per via del versamento continuo delle acque di lavorazione, che richiede un’elevata sicurezza antiscivolo
shock termici frequenti, dovuti al passaggio tra aree di lavorazione a temperatura ambiente e celle di stagionatura o conservazione a temperature più basse
rischio microbiologico, perché il microclima umido, la presenza di scarti organici e la deperibilità della materia prima favoriscono la formazione di spore, muffe e batteri se la superficie non è perfettamente sanificabile
traffico di mezzi, con il passaggio frequente di carrelli e transpallet che sollecitano meccanicamente la superficie
Galleria



La soluzione tecnica: superfici continue e chimicamente resistenti
Durevoli, funzionali, certificate.
Un sistema in resina epossidica o poliuretano-cementizia correttamente formulato risponde a queste sollecitazioni con caratteristiche specifiche: continuità della superficie, che elimina le fughe dove acido lattico e siero potrebbero infiltrarsi; resistenza chimica certificata agli acidi organici tipici della lavorazione casearia; finitura antiscivolo, indispensabile in un ambiente costantemente bagnato; capacità di sopportare shock termici ripetuti senza fessurarsi o perdere adesione.
Per le aree più sollecitate dal punto di vista chimico e termico — come le celle di stagionatura — può essere utile scoprire le soluzioni Prima per celle di stagionatura e ambienti di stoccaggio alimentare, che approfondisce nello specifico la resistenza agli acidi organici in ambienti a temperatura controllata.
Conformità HACCP
Come per ogni ambiente di trasformazione alimentare, anche i pavimenti per caseifici devono rispettare i requisiti imposti dai disciplinari HACCP, che impongono superfici facilmente sanificabili, prive di punti di accumulo per sporco e batteri, e compatibili con i frequenti cicli di lavaggio. Per un quadro normativo completo, approfondisci i requisiti HACCP per l’industria di trasformazione alimentare.
Intervenire su pavimenti esistenti
Uno dei vantaggi pratici dei sistemi in resina è la possibilità di applicazione anche su pavimentazioni preesistenti, riducendo sensibilmente i tempi di fermo attività rispetto a una demolizione completa — un fattore importante per un ambiente produttivo che non può interrompere a lungo il ciclo di lavorazione. In fase di ristrutturazione, va sempre valutato anche lo stato di impianti di drenaggio, canaline e pozzetti di scolo, che insieme al rivestimento contribuiscono alla gestione corretta dei liquidi di lavorazione.
Per la gamma completa dei sistemi disponibili per il settore agroalimentare, scopri tutte le soluzioni Prima Pavimenti per l’industria agroalimentare.
Perché l’acido lattico danneggia il calcestruzzo non protetto?
L’acido lattico ha un pH acido che reagisce chimicamente con i componenti cementizi del calcestruzzo, corrodendone progressivamente la superficie. Un rivestimento in resina con adeguata resistenza chimica crea una barriera impermeabile che impedisce questo contatto diretto.
Il pavimento in resina per caseifici resiste anche agli shock termici delle celle di stagionatura?
Sì, i sistemi formulati per il settore caseario sono progettati per sopportare le variazioni di temperatura tra aree di lavorazione e celle di conservazione senza fessurarsi o perdere adesione al sottofondo.
È possibile rivestire in resina un caseificio già esistente senza fermare la produzione a lungo?
Sì, i sistemi in resina possono essere applicati anche su pavimentazioni preesistenti, riducendo notevolmente i tempi di intervento rispetto a una demolizione completa, spesso lavorando nelle finestre di fermo produzione concordate con il committente.
Condividi questo articolo sul tuo canale preferito

Consulente dedicato
Sopralluogo gratuito
